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Ponte di Pasqua, un’unica percentuale: -100%, sul lago già si parla della stagione 2020-2021

Ponte di Pasqua, un’unica percentuale: -100%, sul lago già si parla della stagione 2020-2021

(articolo pubblicato sul Corriere di Como del 14 aprile 2020)

Da sempre, nelle redazioni, il giorno di Pasquetta si fanno i bilanci delle presenze in uno dei ponti turistici più importanti per il Lago di Como. Si cercano numeri. Quante persone hanno perso la Funicolare, quanti il battello. Da che ora non c’era più un posto libero nei principali autosilo di Como. E ancora, la stima delle percentuali di occupazione delle camere degli alberghi e delle attività extra-alberghiere. L’anno scorso titolavamo, su questa testata, sui problemi di una città sotto l’assedio dei pullman turistici. Riportavamo come i siti di prenotazioni indicavano il 96% dei letti non più disponibili.

«Ecco, le dico che oggi abbiamo una percentuale sola. Il 100% del settore è fermo». Giuseppe Rasella, albergatore di Gravedona ed Uniti, che rappresenta la filiera dell’accoglienza nella Camera di Commercio di Como e Lecco non si sottrae all’analisi del drammatico momento.

«Secondo la Banca d’Italia, nel 2018 la Provincia di Como ha prodotto con il turismo 910 milioni di euro – dice – grazie al mercato interno e all’estero. Siamo fermi da oltre un mese. Tutti i ponti primaverili sono compromessi. Il crollo del turismo purtroppo avrà ripercussioni su molti altri settori, è inevitabile. Per non parlare dell’occupazione degli stagionali. Alcuni piccoli paesi del lago hanno l’80% della forza lavoro impiegata nel turismo. Non ci sono fabbriche o altro che possono assorbire la cancellazione della stagione. Noi rispettiamo le regole del governo e della Regione, sperando che non litighino più tra loro. Aspettiamo l’evoluzione delle situazione. Intanto ci teniamo anche aggiornati e pronti a ogni evenienza. Giovedì avremo la prossima cabina di regia sovra provinciale del settore. Ma noi parliamo già di stagione 2020-2021».

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in un’intervista al domenicale della Bild, ha consigliato di aspettare a prenotare le vacanze estive. Ha detto che gli anziani sarebbe meglio che stessero a casa fino a dicembre. La stagione turistica 2020 non inizierà del tutto quindi?

«Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca ha subito invitato tutti a non commettere questo grave errore – spiega Rasella – Se le persone ritarderanno le prenotazioni, ha detto Bocca, le imprese e i posti di lavoro si squaglieranno come neve al sole. Ha suggerito di chiedere prenotazioni flessibili, ma di chiamare negli hotel. Il fatto è che dobbiamo tenerci pronti per qualsiasi tipo di ripartenza. Con le prescrizioni che arriveranno. Facilmente per un po’ potrebbe essere un turismo maggiormente locale. Probabilmente più giovane, in grado di spostarsi velocemente. Il presidente Marco Galimberti ha assicurato che la Camera di Commercio farà la sua parte per tutelare le aziende e a cascata i lavoratori e i territori. Adesso però possiamo solo attendere o le risorse verrebbero sprecate».

Si è fatto un’idea di come e quando potrà riprendere il turismo sul Lago di Como?
«Banalmente serve che rientri l’emergenza sanitaria – dice Rasella – E che, soprattutto verso l’estero, torni la percezione della Lombardia come un territorio sicuro dal punto di vista della Sanità. Il Lago di Como è una meta splendida, esclusiva e sicura, questa è sempre stata la nostra forza. Tutto il mondo però ora conosce i casi di Coronavirus della Lombardia, sa perfino dov’è Codogno. Le province di Como e Lecco nella gestione del virus credo si siano distinte in positivo. Certo, sarà stato commesso anche qualche errore, ma il mondo è cambiato nel giro di pochi giorni. La nostra Sanità è un’ottima Sanità».



Senza il Coronavirus la stagione 2020 sarebbe stata positiva?
«I dati ufficiali certificati dall’Istat arrivano solo sue anni dopo. Così dobbiamo ragionare sul 2018, quando il territorio lariano ha registrato una crescita del 4,9% degli arrivi rispetto al 2017, superando quota 1,5 milioni (circa 1,3 a Como e 241.000 a Lecco). Erano state oltre 3,8 milioni le notti trascorse nell’area lariana. Il 2019 le posso anticipare che è stato migliore del 2018. Il 2020 grazie al clima sarebbe stato certamente positivo. Ma è inutile piangere sui numeri. Ci risolleveremo, ne sono certo, partendo con il mercato vicino, della Lombardia e della Svizzera. Soggiorni anche brevi, dobbiamo puntare sui millennials».

Già nel 2018 la durata media del soggiorno era stata di 2,5giorni. Il mercato internazionale era costituito ai primi posti da turisti tedeschi 17,9%(-3,3%rispetto al 2017), americani 11,1% (+17,3%), francesi 9,4% (+4%) e svizzeri 9,3%.

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